IO LEGGO/15: ACQUE TORBIDE

Monica Florio: Acque torbide

di Antonio Fresa

Ci vuole misura e serve attenzione per narrare una vicenda di pedofilia e di confusione affettiva e familiare.

Ci vuole una scrittrice come Monica Florio che, forte delle precedenti prove narrative già incentrate su temi complessi e attualissimi, usa le sue parole con misura e, diremmo, con rispetto per i suoi stessi personaggi e per i sentimenti dei giovani ragazzi coinvolti, loro malgrado, nelle torbide trame che adulti senza scrupoli e freni vanno intessendo.

La vicenda narrata in Acque torbide appare nelle pagine iniziali come l’analisi di una famiglia come tante; una famiglia all’apparenza felice, con i soliti problemi legati alla crescita di figli adolescenti che si avviano a cercare un proprio posto nel mondo e due genitori che sembrano non avere ben chiaro il ruolo che sono chiamati a svolgere a proposito dei propri figli.

La storia è in realtà molto più complessa e fa risaltare, pagina dopo pagina, il lato più oscuro e invadente delle possibili relazioni fra adulti e giovani.

Una storia forte, narrata con il garbo e la compostezza di una scrittrice matura, che sa guidare il lettore su di un terreno scivoloso, senza eccessi verbali o stilistici.

Le “acque torbide” di Monica Florio ci costringono a fermarsi e a porci inquietanti domande sulla nostra capacità di capire, seguire e ascoltare i nostri giovani adolescenti. Gli adulti che sono protagonisti di questa dolorosa vicenda sembrano aver smarrito, per motivazioni e inclinazioni diverse, ogni capacità di essere guida e punto di riferimento e si perdono in una miscela di narcisismo, perversione e leggerezza eccessiva.

Nei suoi ultimi romanzi Monica Florio ha descritto vicende che vedono come protagonisti giovani adolescenti alle prese con casi di bullismo, violenza e altre situazioni complesse; con una sensibilità sempre più calibrata e con abilità nella costruzione della vicenda, la scrittrice napoletana è andata costruendo un’analisi sempre più complessa su alcuni mali del nostro tempo.

Con eleganza e senza nascondere, Monica Florio non asseconda gli aspetti scabrosi o perversi che pure potrebbero presentarsi e guida invece il lettore alla conoscenza di dinamiche, relazioni di potere e di affetto che spesso fatichiamo a mettere a fuoco.

Il vero protagonista di questo romanzo è, in effetti, Michele un ragazzotto non proprio in forma e con gli occhiali.

Con quel misto di crudeltà e simpatia che si può avere a una certa età, Michele è detto Polpetta dai suoi coetanei.

Michele vive, come dicevamo prima, in una famiglia che sembra serena e tranquilla; legatissimo alla sorella Valentina, ne segue con simpatia le smanie da adolescente alla scoperta della vita e dei primi amori. 

La casa è elegante e accogliente e tutto sembra scorrere sui normali binari di una vita incentrata sul lavoro, sullo studio e su qualche svago legato allo sport, al nuoto in particolare.

In realtà le acque si agitano e si fanno sempre più torbide e i ruoli, le responsabilità, le attese si confondono con esiti devastanti.

Mauro è l’avvenente e atletico istruttore di nuoto che nutre un’insana passione per Valentina – che ha appena quindici anni – e che saprà guadagnarsi, per ragioni diverse, la fiducia del padre e della madre della ragazza.

I due genitori sono distratti e non attenti ai pericoli che la figlia corre.

La madre di Valentina, stanca della sua vita matrimoniale e alle prese con un marito che si dedica con fin troppa passione a una sua assistente, avvia una relazione con Mauro senza rendersi conto che l’uomo la usa per trovare sempre più spazio nella vita della ragazza.

Insomma la vicenda si fa sempre più complessa e scabrosa, con il rischio di vedere emergere una gelosia devastante.

Mauro è un uomo contorto e dal passato poco chiaro e lineare, che cerca di irretire Valentina nella sua tela perversa.

Michele, con la sua intelligenza e la sua disperazione per la sorella, è l’unico a non farsi confondere da Mauro; l’unico a comprendere le vere intenzioni dell’uomo; l’unico capace di difendere davvero la sorella e la famiglia.

Insomma Michele, nella sua semplicità e nella sua gioia di vivere, è l’unico a restare – come si dice – con i piedi per terra e capire la reale natura delle attenzioni di Mauro per Valentina.

Il padre e la madre sono, ognuno a suo modo, persi nei sogni che non vogliono rinunciare ad avere; Valentina è travolta da quella che sembra la passione potente di un uomo che tutte desiderano.

Michele è lì, davvero forte per la sua semplicità; davvero forte perché non travolto dal suo narcisismo; non travolto dalla cura dell’immagine, del vestire, dell’apparire. Michele, nella sua capacità di essere ciò che è, senza troppi imbarazzi e senza troppe rinunce, saprà essere il vero punto di riferimento per la sua famiglia.

Le sorprese e i colpi di scena non sono finiti, ma non sveliamo le successive evoluzioni che la vicenda conosce con soprese e nuove paure da comprendere.

Monica Florio
Acque torbide
CentoAutori, 2017
Pagine 190; € 12,00