IO LEGGO/3: L’IMPRONTA DEL DIAVOLO

L’impronta del diavolo

di Antonio Fresa

 

Il romanzo di Franco Casadidio – L’impronta del diavolo – ci propone una storia ambientata a Monaco negli anni drammatici delle azioni terroristiche della R.A.F. Le pagine, le parole, le scene e gli eventi che l’autore ci mostra, guidano il lettore a riflettere sul nostro recente passato e sulle drammatiche sfide del presente.

Al centro della narrazione ci sono le vicende e le scelte, anche drammatiche, di due giovani chiamati ad atti sempre più complessi e impegnativi.

La storia è fatta d’interrogativi forti, di volti apparentemente normali, di personaggi che devono celare la propria reale identità.

Una scelta narrativa decisa che l’autore compie per descrivere anni davvero di piombo nella storia europea, e in particolare, di quella tedesca.

Senza cadere nella facile trappola di asservire il testo all’interpretazione di eventi terroristici del recente presente che vorrebbero modificare gli stili di vita delle grandi metropoli europee, l’autore ci chiede di rileggere la storia recente delle nostre democrazie che tutte, o quasi tutte, con problematiche anche specifiche nei singoli paesi, hanno dovuto fare i conti con la violenza della lotta armata.

Joseph e Mirka sembrano essere, nei primi passaggi del testo, i protagonisti di una delle tante storie d’amore che i giovani ragazzi potrebbero vivere nelle strade e nei parchi di Monaco: incontri, carezze, parole scambiate.

Sullo sfondo degli avvenimenti, almeno in questa prima parte, si snodano la carriera universitaria, la vita familiare con i suoi riti e le sue asprezze: insomma, una vita che appare semplice e quotidiana.

La vicenda si snoda, però, in Germania nel pieno degli anni delle azioni dell’organizzazione terroristica Rote Armee Fraktion (R.A.F), quasi il corrispondente delle Brigate Rosse italiane.

I protagonisti sembrano, quindi, due giovani come tanti altri. L’autore ci accompagna poi a comprendere le motivazioni, non sempre definite con la stessa intensità, che spingono i due ad avvicinarsi alla lotta armata e alla clandestinità dei terroristi.

Una coppia in cui si aprono, però, delle crepe perché giunge il momento della responsabilità individuale; giunge quell’attimo fatale che separa l’assassino da chi decide di non avere il diritto di decidere della vita degli altri, anche se ritenuti colpevoli secondo l’ottica dei terroristi. E’ un attimo, semplice e veloce, che blocca la mano o la arma per sempre.

La Germania è ancora divisa in Est e Ovest, estrema eredità della guerra e del nazismo.

Le strade e i monumenti di Monaco, così amati dell’autore e presenti fin dalla scelta del titolo, si materializzano e la città diventa uno dei protagonisti fondamentali del romanzo.

I luoghi, così ben descritti e amalgamati, pur collocando la vicenda entro uno spazio fisico e storico ben definito, aiutano Casadidio a proporre una riflessione universale e necessaria sulla violenza delle ideologie e delle scelte estreme dei singoli. Nelle sue pagine incontriamo drammatiche domande sulla libertà degli individui, dei gruppi e dei popoli.

Le strade, le piazze e i parchi possono essere il luogo dell’amore e dell’incontro, di una frenesia di vita che porta milioni d’individui a muoversi nello spazio urbano o possono trasformarsi nel lugubre teatro della morte, della violenza e della brutalità.

In quegli anni così drammatici, ci ricorda l’autore rimandandoci ovviamente ad altre tristi pagine della storia europea, “la storia” finisce sempre con il bussare alla porta anche di chi tenderebbe a tenersi ai margini e chiede una scelta, un passo, una decisione.

Si direbbe che non è possibile astenersi e, come sempre alla presenza del male, si è chiamati a decidere da che parte stare, a decidere quale sia il discrimine fra le vittime e i carnefici.

La vicenda dei due ragazzi e quella del gruppo in cui sono entrati determinano una scia di sangue e di complicità e ognuno sarà drammaticamente chiamato a decidere il limite che il rispetto per la vita altrui non consente di superare.

Franco Casadidio
L’impronta del diavolo
Morphema Editrice, 2016
Pagine 114, € 10,00

 

 

MOSTRA FOTOGRAFICA A SARNO

Mostra fotografica “Sarno e la sua rappresentazione” Immagini di una metamorfosi urbana

La mostra fotografica è articolata in varie sezioni storiche e comprende 136 immagini del tempo passato ed aggiunge un ulteriore contributo alla ricostruzione documentale della continua e pervasiva trasformazione del territorio che ha accompagnato il passaggio dalla civiltà rurale a quella industriale. Essa offre una rappresentazione della progressiva crescita della città da fine Ottocento a meta Novecento e si propone altresì di sottolineare l’importanza della documentazione fotografica sia per la conservazione della “memoria” sia per l’analisi urbana contemporanea. Nell’illustrazione delle grandi trasformazioni della città, una particolare attenzione è dedicata agli interventi nell’ambito del centro storico, all’espansione dell’edilizia industriale borbonica, al complesso rapporto tra la città e il fiume, alle ville storiche e agli spazi verdi e, infine, all’incidenza della vita quotidiana sull’innovazione urbana.

La mostra è stata realizzata dal Mudif – Museo Didattico della Fotografia di Sarno, con il contributo della Regione Campania, dell’Amministrazione Comunale di Sarno e con il patrocinio della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino e del Comune di Sarno. Essa si è potuta realizzare grazie anche alla collaborazione dello sponsor tecnico di Bennato – Soluzione per l’Edilizia di Sarno.

L’ esposizione è stata ideata e curata da Rosario Petrosino – direttore del Mudif (Museo Didattico della Fotografia), mentre il percorso espositivo è stato curato dall’ Associazione Culturale “Il Didrammo” di Nocera Inferiore.

Un Catalogo di 160 pagine in formato (cm. 20×20) presenta l’intera documentazione fotografica esposta, insieme a tre saggi a cura di Antonio Milone – Imago Sarni. Memoria e metamorfosi di una città meridionale, Federico Cordella – Cartografia e urbanistica. Le trasformazioni del territorio di Sarno dal XVIII al XX secolo, Rosario Petrosino – La città fotografata. La raffigurazione della scena urbana. Un complesso di 155 illustrazioni in bianco e nero e a colori. Il volume è pubblicato dalla Valentina Porfidio Editore. Distribuzione gratuita.

All’inaugurazione è intervenuto il sindaco di Sarno e presidente della Provincia, Giuseppe Canfora e gli Assessori di riferimento, Vincenzo Salerno, Dea Squillante, Emilia Esposito e Antonio Braca della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino. La mostra (a ingresso gratuito) resterà aperta fino al 31 luglio 2017. Per informazioni rivolgersi al Museo Didattico della Fotografia, telefono 0815179573; E_Mail ildidrammo@ildidrammo.it; www.ildidrammo.it/

UNA VITA VALE MOLTO DI PIU’

Singolare richiesta apparsa su Facebook quella del comandante Marco Inverso della Polizia Comunale di Castel San Giorgio  per l’acquisto di un defibrillatore.

Il Comandante si è fatto redigere un apposito proventivo e fa fede sulla solidarietà di una società o o di un che voglia donare questo strumento al Comando Polizia Locale di Castel San Giorgio affinché la pattuglia che fa il pronto intervento dalle 8:00 alle 21:00 possa averlo in dotazione. La speranza che non debba mai essere utilizzato e consapevole che una vita vale molto di più….

Io ho avuto modo di vedere il preventivo ed è pari a Numero: 14183 – Defibrillatore Philips HS1 – Adultiattivo 23/06/2017 €893.99 + IVA.

Il costo è quindi di circa 1000 euro. Ritengo di aprire anche a mezzo di questo blog una raccolta fondi. Non voglio fare demagia, ma se ogni cittadino di Castel San Giorgio versasse solo UN EURO di doterebbe la Polizia Locale di uno strumento utilissimo ma anzi si potrebbero acquistarne altri da donare alle associazioni operanti sul territorio ed anche ai centri sportivi che ne dovessero essere sprovvisti.

A breve contatterò il comandante per illustrargli nel dettaglio il progetto.

Gianfranco Lari