IO LEGGO: VIAGGIO NEL LABIRINTO CHIAMATO UOMO

Il peso dell’onore

di Antonio Fresa

 

L’abc della paura, Una sposa per l’altro, Torneranno a fiorire le margherite, sono i tre racconti che animano la raccolta di Stefano Ferrarese che qui proviamo a presentare almeno nelle sue linee essenziali. Non si tratta, lo dichiariamo fin da subito, di riassumere la trama o di svelarne i segreti; si tratta piuttosto di restituire, senza alcuna pretesa di una trattazione esaustiva, un’atmosfera generale che, pur nell’assoluta diversità delle trame, dei personaggi e delle vicende narrate, pervade la scrittura di Ferrarese.

Il lettore sappia, dunque, che non troverà in questa introduzione un riassunto o una disamina puntuale dei testi proposti. Il modestissimo compito di chi scrive è, piuttosto, la restituzione di un’esperienza di lettura che produce una forte impressione e una necessaria complicità.

Prima di analizzare l’atmosfera complessiva e lo stile dell’autore, offriamo per sommi capi una prima idea dei personaggi che il lettore incontrerà. La presentazione dei personaggi, almeno nelle loro linee generali, e rinunciando – consapevolmente – a restituirne tutta la complessità, ci sembra la strada più immediata per avvicinarci al testo, o almeno essa appare quella che più ci persuade.

Ci soffermiamo, per ovvi motivi, sui soli personaggi principali, quelli che nelle vicende sono in qualche modo chiamati a far “quadrare i conti” fra le proprie scelte individuali e quelle che il mondo circostante impone. Da dire ci sarebbe anche sui tanti personaggi che, solitamente e riduttivamente, si definirebbero secondari.

In effetti, richiamando la nostra necessità di scegliere una linea interpretativa che abbiamo dichiarato essere ben delimitata, è bene precisare che proprio nell’interazione fra i vari “tipi” umani proposti si gioca una delle principali qualità dei racconti che qui prendiamo in esame.

Personaggi minori che definiscono, in maniera impeccabile e ben soppesata, il complessivo quadro etico in cui si giocano le scelte dei protagonisti. Una certa tendenza a impadronirsi delle vite altrui e a sfruttarle per i propri fini soggettivi sembra unificare l’insieme dei comportamenti che questi personaggi secondari assumono, di volta in volta, nei confronti di quelli più rilevanti, giocando un ruolo a volte quasi tirannico e dispotico.

Se il tema generale è, infatti, quello dell’onore e del suo senso, la riflessione che s’insinua, come un fiume carsico, nelle parole di Ferrarese riguarda la libertà degli individui e i condizionamenti affettivi, storici e anche politici che tutti finiscono con il patire.

Come può ogni singolo individuo separare la propria storia personale da quella familiare o dalla “grande storia” (quella con la S maiuscola) che tutto e tutti sembra travolgere? Come possono i singoli individui non sentirsi risucchiati nel vortice del proprio tempo con i suoi condizionamenti e con le sue pretese?

L’onore, com’è trattato da Ferrarese, costituisce una sorta di ancoraggio al destino che, mentre definisce e scolpisce i ruoli che ognuno può interpretare, imprigiona in un solco e in una prospettiva.

I personaggi di Ferrarese sembrano costretti ad una tragica lotta fra ciò che vorrebbero essere  e ciò che dovrebbero essere, per non tradire le proprie origini e la propria condizione.

Non si riscontra superficialità e non si persegue un facile anelito alla libertà nelle pagine che presentiamo; l’autore ci rammenta, a più riprese, che anche “andare contro”, perseguendo il semplice contrapporsi o l’immediatezza dell’essere trasgressivo, rappresenta una forma di un ossequio necessario alla tradizione e alla storia.

Non basta dirsi antagonisti per essere davvero indipendenti; i modelli familiari e culturali costruiscono un reticolo entro cui è comunque necessario muoversi. La fedeltà a se stessi e alle proprie convinzioni non è sufficiente come momento d’identità e costruzione di sé: in un modo o nell’altro, è necessario fare i conti con l’educazione ricevuta e con le attese che sono state proiettate su di noi.

In questo spazio s’insinua il peso quasi tragico dell’onore con tutte le sue conseguenze. Nelle vicende che ci sono narrate è, dunque, l’onore ad essere presentato come il sottile diaframma che – contemporaneamente e tragicamente – limita e definisce i personaggi. Il senso dell’onore restituisce alla propria origine anche quando gli uomini vorrebbero staccarsi da essa e vivere, in senso pieno, un progetto di vita autonoma.

Sotto la forma dell’onore, il destino bussa alla porta e costringe ad una sorta di resa che, in alcuni casi porta alla distruzione e, in casi molto limitati, aiuta a rinascere.

Con una franchezza davvero necessaria, Ferrarese analizza i suoi personaggi senza pietismi o facili complicità e lascia loro una “uscita di sicurezza” nella coscienza dei propri limiti e dei propri vincoli. In qualche modo, come nella tradizione tragica, le “colpe”, o almeno le “scelte” dei padri ricadono sui figli segnandone una parte del destino.

Infine, verrebbe da dire, l’amore – nelle sue varie possibili forme – non produce soltanto sicurezze o protezioni; esso espone, piuttosto, alla necessaria paura del giudizio che, prima di provenire dagli altri che ci circondano, alberga e si fa consistente nell’animo dei personaggi stessi. Un gioco di specchi, di rimandi, di appartenenza che porta alla paralisi o all’eccesso di azione. Comunque è difficile o impossibile trovare una misura.

L’autore si misura con il complesso progetto di affrontare uno stesso tema con tre approcci differenti, anche se necessariamente complementari. La complessità della sfida che Ferrarese affronta è insita nel tema prescelto – l’onore, sulla cui definizione abbiamo già detto in questa breve introduzione – e nella scelta di indagare tre ambienti sociali, tre momenti storici e tre situazioni culturali ben diversificati.

Potremmo, allora, con una certa volontà di forzare la mano per rendere evidenti i meriti dell’autore, paragonare il lavoro dello scrittore a quello di un geologo o di un archeologo chiamato a studiare il sovrapporsi di materiali o di reperti in un sito dalla ricca storia. E in effetti, se ci è lecito giocare con le immagini e le parole, le pagine di questi racconti, possono essere sfogliate, lette e interpretate come tanti strati di sedimenti che, nell’insieme, propongono la ricchezza del tema generale.

Una pagina dopo l’altra, un passaggio dopo l’altro, Stefano Ferrarese ci guida a riconoscere il diverso tono, la diversa enfasi, il diverso significato che la parola “onore” – intesa nel senso di una atavica e necessaria fedeltà a se stessi e alla propria cultura – può assumere nelle tre vicende narrate.

Le parole si organizzano come mattoncini in questi racconti di Stefano Ferrarese e lentamente, con un andamento semplice e riflessivo, inglobano il lettore in un mondo che prende forma e consistenza. La definizione di un ambiente, la costanza della descrizione, l’attenzione al dettaglio determinano una struttura in cui il lettore è chiamato ad aggirarsi, per poi incontrare i personaggi e le vicende.

Meticolosa, ritmica, descrittiva, la prosa di Ferrarese suggerisce di volta in volta i possibili sviluppi della vicenda e lo fa prendendosi cura dei personaggi, mostrandoli prima come figure ed esponendoli poi come protagonisti.

Tre racconti “lunghi”, se dobbiamo servirci di definizioni quasi canoniche, che sanno integrarsi e interagire l’uno con l’altro.

Una prosa matura e ritmata che porta ad una lettura senza pause e che lascia l’amaro in bocca perché costringe a riflettere sulla nostra condizione e sulla nostra concezione della libertà e dell’indipendenza.

Come restare fedeli a se stessi mentre la realtà sembra contraddire con violenza le nostre attese morali?

Come resistere alla tentazione di omologarsi ai tanti?

Domande dense e impegnative che Ferrarese riesce a gestire con la profonda volontà di indagare l’animo umano senza arretrare al cospetto delle brutture e senza esaltarsi in presenza della bellezza.

Stefano Ferrarese

Viaggio nel labirinto chiamato uomo

€10, pagine162

2017, Associazione i colori dell’arte

Per informazioni

https://www.facebook.com/Associazione-I-Colori-Dellarte-309112332548673/?ref=br_rs

stefano.resaturo@libero.it